Domenica 7 giugno – SS. Trinità

S.Messa al Cimitero per tutti i defunti dell’emergenza covid-19

In questa festa che intende “riassumere” (se mai sia possibile!) l’opera di Dio nei nostri confronti, riascoltiamo le parole dette a Mosè, quasi come la prima rivelazione che Dio ha fatto di sé all’uomo attraverso l’evento dell’Esodo, cioè della Pasqua ebraica.
Anzitutto Dio si presenta come il Dio di tuo padre: ci troviamo nel nostro Cimitero dove sono le tombe dei nostri padri, di coloro che prima di noi hanno creduto e che ci hanno trasmesso la fede.
Qui c’è un’altra città, un’altra Melzo che ci testimonia qualcosa di grande e di importante: ci testimonia la storia, il vissuto del tempo, il racconto dei giorni, le fatiche di sempre e le gioie quotidiane, gli slanci e i fallimenti, le conquiste e le cadute… Attraverso tutto ciò è stata possibile la nostra nascita, il nostro venire al mondo, la nostra vita di fede, il nostro cammino attuale… Siamo riconoscenti di tutto ciò e vogliamo raccogliere il testimone dei passi compiuti e custodire gelosamente il tesoro di laboriosità, sacrifici, buon esempio e impegno che i nostri padri ci hanno consegnato!
Dio è poi colui che chiama Mosè; chiama ciascuno, chiama ME! Prende l’iniziativa e mi raggiunge là dove mi trovo, con i miei pezzi rotti (come è stato per Mosè a cui pareva fino ad allora di aver sbagliato tutto), con le mie aspettative, con i miei rimpianti e le mie attese, con i miei progetti e miei limiti. Dio mi chiama e mi attende; mi cerca e mi interpella; vuole proprio parlare con me; ha qualcosa in serbo per me e si fida di me più di me stesso. Mosè era balbuziente, era ricercato dal faraone, inviso agli Ebrei, si nascondeva nel deserto, pauroso e vile… Eppure Dio ha avuto bisogno di lui, ha chiamato proprio lui, ha amato lui! Scegliamo anche noi di fidarci di questo Amore che ci precede; consegniamoci a Lui senza remore; gettiamoci tra le sue braccia con lo stesso affetto di un bambino in grembo a sua madre. E tanto più dubitiamo di noi stessi, tanto più siamo certi del suo amore per ciascuno di noi!

Il Dio di Mosè è colui che scende: non se ne sta in disparte, distante, negli altissimi (in excelsis!), ma da sempre è colui che si muove, si protende, si sbilancia respirando sopra a tutto ciò che incontra e donando di continuo il suo respiro di vita a tutto e a tutti.

Ecco allora il mondo e le cose e l’universo intero e la natura, gli animali e soprattutto… l’uomo! Tutto è frutto del respiro di Dio, del suo alito di vita e tutto pulsa della sua bellezza, della sua bontà, del suo riflesso. Accogliamo con stupore il dono della realtà, del giorno e della notte, del sole e della pioggia, di quanto si vede e di ciò che non si vede; custodiamo con rispetto la vita, il creato, la natura, gli animali, l’aria che respiriamo e ciò di cui ci nutriamo. Tutto è un dono grandioso e come tale va ricevuto, conservato e trasmesso a nostra volta e soltanto così, nel rispetto e nella gratuità, sarà
possibile una nuova convivenza!
Infine Dio è colui che C’E’: è persona viva, reale, libero e imprevedibile, appassionato e geloso, con un cuore a mille e un animo esplosivo, dalla voce tonante e nel contempo silenziosa, che dice parole di vita proprio mentre muore e non risparmia nulla di se’.
Lui… c’è: è dentro alle cose e alle situazioni, impastato della nostra stessa carne, coinvolto per sempre nella storia umana, indissolubilmente legato alla nostra morte, mai distante da ogni sofferenza e sempre partecipe di ogni lacrima o di ogni ferita.
Lui… c’è: con quel suo respiro continuo che è la storia di Gesù che si è manifestata come la vita-propria di Dio stesso; una vita che è tutta un dono, sempre al di là del dovuto, totalmente gratuita. Per noi tale condizione di vita è incomprensibile e quasi insostenibile: non riusciamo quasi mai a compiere gesti di vera uscita da noi stessi, di vero abbandono, di autentica dedizione… Esiste allora una purificazione passiva che Dio attua per aiutarci in questo: a volte tante cose vengono meno e persino le persone o gli affetti ci vengono a mancare, come è avvenuto per tanti di noi in questo
periodo. Parrebbe tutto un fallimento e invece se imparassimo a comprendere tutto ciò come una purificazione passiva cioè non voluta (tanto meno da Dio!) eppure nella quale Dio continua ad operare (perché mai e niente è sciupato nelle sue mani!), allora coglieremmo il conforto e la consolazione anche in questo momento perché se Dio è all’opera (e sempre lo è!) niente è mai un fallimento.

Accogliamo anche questa situazione come un’occasione, un dono appunto, col quale tanto ci può venir insegnato, tanto potremmo maturare, tanto potremmo cambiare. Solo quando accettiamo di entrare nella dinamica del dare in perdita possiamo allora metterci in sintonia col mistero stesso di Dio, il mistero della Trinità.
Le morti che abbiamo nel cuore, quelle dei nostri cari, ma anche quelle ferite prodotte dalla mancanza di lavoro, dallo stress familiare, dalle costrizioni per i più piccoli, dai vincoli per le relazioni… tutte queste morti possono divenire lo spazio della nostra consegna a Dio e agli altri senza paracadute, ma nella gratuità estrema che esprime il nostro modo d’essere più vero.
Infatti Dio (la Trinità!) non sta in se stesso, forte dei suoi privilegi; non sta in sé, ma… c’è! Si spinge e si sbilancia oltre se stesso; è sempre PER qualcos’altro o qualcun altro e in passività pura si dona fino a non poterne più. Ecco cosa rivela la Croce di Gesù: è l’eccesso di Dio che è scritto nel suo DNA!
E ogni volta che anche noi, senza alcuna pretesa di avere qualcosa in cambio né da Dio né dagli altri, agiremo così, cambierà davvero il mondo, per lo meno il nostro mondo quotidiano, trasformando la rivendicazione dei diritti (magari anche legittimi) in gesti umani semplici e buoni che danno pace e serenità persino dove arrivano il dolore e la morte!

E ogni volta che anche noi, senza alcuna pretesa di avere qualcosa in cambio né da Dio né dagli altri, agiremo così, cambierà davvero il mondo, per lo meno il nostro mondo quotidiano, trasformando la rivendicazione dei diritti (magari anche legittimi) in gesti umani semplici e buoni che danno pace e serenità persino dove arrivano il dolore e la morte!

don Mauro