<span class="has-inline-color has-vivid-red-color">26 agosto 2021 S.Alessandro Martire, Patrono della città di Melzo</span>

26 agosto 2021 S.Alessandro Martire, Patrono della città di Melzo

PENSIERO ALLA CITTA’


Non si scappa dalle proprie responsabilità: S.Alessandro ci ha provato per ben tre volte, ma ha poi dovuto inevitabilmente fare i conti con le conseguenze delle proprie scelte! E se lo ha fatto il nostro Patrono,
penso che questo possa e debba essere un incentivo per tutti noi, per tutta la nostra Città.

Possiamo certamente distinguere le responsabilità e le scelte, ma rimane un punto fermo che glissarle non risolve i problemi e non edifica il bene comune. Spesso, è vero, certe scelte sono impopolari oppure
compromettono o, ancora, fanno perdere qualche simpatia… Ma chi è di riferimento per la Comunità non può esimersi dal giocarsi in prima persona: il rimando, il temporeggiare, il non esporsi, il non prendere posizione sono atteggiamenti che fanno solo sopravvivere e tirare avanti alla bell’e meglio, ma che non permettono progettualità, né orizzonti ampi né, tantomeno, sogni azzardati per un futuro che sia oltre l’immediato dei nostri ruoli attuali.
Alessandro è stato messo con le spalle al muro dalla propria fede che continuamente lo interpellava nel rischio totale delle proprie sicurezze e nel dono incondizionato per gli altri. Intendiamoci: non si ricerca il martirio per il gusto di rimetterci! Una tale scelta sarebbe pazzia e non vita di fede. Tuttavia per chi crede in qualcosa di ulteriore, rimane vero che ogni altra realtà appare relativa, non assoluta; e quindi si è liberi
di fronte a tutto e a tutti!
Forse dovremmo anche noi interrogarci più spesso non tanto su cosa dicono gli altri di noi, quanto piuttosto su cosa pensa Dio di noi; che, anche per chi non fosse credente, rimane un interrogativo valido perché
significa alla fin fine domandarsi cosa il tempo e la storia custodiranno di noi; cosa, di fronte al destino comune, sarà rimasto di valido e per cui sarà valsa la pena impegnarsi o, addirittura, battersi.

Alessandro fugge, ma è continuamente rimesso al suo posto dalla vita stessa che quasi lo costringe a rendere ragione delle sue posizioni e dei suoi orientamenti.
Rendere ragione, per motivare il proprio servizio all’uomo e per spiegare le proprie posizioni: perché hai lasciato l’esercito? Perché hai smesso di essere un soldato? Perché stai seguendo determinati valori? Perché hai abbracciato questa fede e non altre? Perché ritieni giusta questa via? Perché non stai percorrendo la strada di tutti? Perché non mantieni le tradizioni o lo status quo? Cosa ti spinge a fare la differenza? E quale differenza intendi realizzare e perché?
Potrebbero essere queste le domande che forse qualcuno o il suo stesso cuore hanno posto a S.Alessandro, e ci accorgiamo che sono molto attuali e che basterebbe poco a tradurle per il nostro contesto.
Che se poi S.Alessandro avesse vissuto come noi un periodo di pandemia, penso che quelle domande sarebbero emerse con ancora maggiore impetuosità e urgenza… Già, la pandemia: quale rispetto
reciproco ha prodotto? Quale solidarietà? Quale benevolenza? Quale maggiore attenzione a ciò che conta davvero? Quale minor interesse per le mediocrità e le banalità? Quale saggezza ci ha donato? Quale insipienza ha messo a nudo? Quali le urgenze? Quali le carenze? Quali i rimedi? Quali le imprescindibili necessità?
… Mi pare che da interrogativi del genere potrebbe nascere un programma politico (nel senso di cura della polis!) non di poco conto e, addirittura, trasversale, capace cioè di superare le bandiere della politica per servire unicamente il bene della Città. Il bene però e il bene di tutti; e non gli interessi di parte, di
qualunque parte.
Lo scorso anno in questa circostanza invocavo lo spirito di profezia per una lettura di senso e di valore di quanto ci stava accadendo. Oggi, pur continuando ad invocare profeti e giganti che facciano la differenza,
vorrei soprattutto chiedere a S.Alessandro che ci salvi dal cinismo e dalla rassegnazione: infatti, potrebbe essere latente il rischio di abbandonarsi alla lamentela del “tanto non cambierà nulla” o al pessimismo che
conduce a credere che sia inutile ogni impegno.
Alessandro (come Gesù!) ha cominciato lui a fare la differenza, pagando di persona per ciò che intendeva cambiare nella società del suo tempo, segnata dal potere imperiale, dalla schiavitù, dai soprusi…

Prepariamo allora uomini e donne che abbiano il vivo desiderio di scendere in campo non per prestigio, ma perché sanno cosa significa pagare di persona il prezzo della critica e dell’impegno, giudicando i fatti, ma rispettando le persone, lanciando magari anche un sasso, ma senza poi tirarsi indietro!
Mentre esprimiamo quindi riconoscenza e stima per chi amministra la Città e quotidianamente tenta di valorizzarne le forze migliori, non disprezziamo una sana dialettica democratica, purchè questa contribuisca
a ricercare, progettare ed attuare il bene possibile di tutti, oltre ogni conflittualità e ogni egoismo sociale.
Concludo con le parole cariche di speranza di un noto cantautore, recentemente scomparso:

Sì che cambierà, vedrai che cambierà!

Si può sperare

che il mondo torni a quote più normali,

che possa contemplare il cielo e i fiori,

se avremo ancora un po’ da vivere…

La primavera intanto tarda ad arrivare

F.Battiato, Povera patria, 1991

don Mauro