Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto il signor Sindaco Antonio Fusè e con lui tutta l’Amministrazione e il Consiglio Comunale, saluto il Capitano dei Carabinieri Gennaro Vitagliano e tutti i militari dell’Arma che con il loro prezioso impegno, la dedizione e la professionalità ci hanno permesso di celebrare oggi alla presenza delle reliquie di Sant’Alessandro che erano state trafugate e da loro ritrovate e riconsegnate alla nostra venerazione; saluto il comandante della Polizia Locale, le diverse associazioni presenti e tutti quanti voi carissimi fratelli e sorelle in Cristo.
Fratelli e sorelle rendo grazie continuamente a Dio per voi tutti, a motivo della grazia di Dio che è stata data a questa città in Cristo Gesù, perché in Lui è stata arricchita di tanti doni carismi e potenzialità. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra i giovani che scelgono un coraggioso cammino di ricerca, continuando riconoscere la presenza e l’operare di Cristo nelle proprie giornate; tra gli adulti che si radunano costantemente nelle case per approfondire l’ascolto della parola di Dio e così riconoscere l’azione benedicente del Signore nella concretezza della loro vita e tra tutti quelli che confortati e sostenuti dal Signore concorrono alla trasmissione della fede e alla generazione di una comunità fraterna e accogliente . Egli vi renderà saldi sino alla fine.
Il momento storico che stiamo attraversando è particolarmente complesso, segnato da guerre, disordini, divisioni e discordie e da relazioni tra i popoli che non riconosco più le basilari convenzioni internazionali, si che per raggiungere un proprio obiettivo sono disponibili all’abominio del sacrificare la vita umana di centinaia e migliaia di persone innocenti per colpire pochi presunti colpevoli o alla distruzione del bene comune e all’inquinamento pur di non diminuire il proprio profitto.
Anche la cronaca quotidiana del nostro paese offre motivi di forte preoccupazione: i continui atti di violenza spesso gratuiti, la ricerca del proprio piacere e la propria comodità senza tener conto dell’altro, con grandi o piccoli gesti apparentemente insignificanti che rovinano la serena convivenza civile: l’affezione all’altro con un amore possessivo, così che quando, per qualsiasi ragione, la relazione affettiva o di amicizia si incrina si è disposti ad umiliarlo, infangarne la reputazione e nei casi più gravi anche ad eliminarlo; il chiassoso chiacchiericcio notturno accanto ai locali che disturba il meritato riposo; la maleducazione di chi non riesce fare quattro passi in più per buttare la bottiglietta, la lattina vuota, il fazzolettino usato, gli escrementi del proprio animale domestico nel cestino e li lascia lungo la strada o nei campi pensando che tanto c’è qualcuno pagato per pulire; la provocazione di chi nel modo di vestire, atteggiarsi e parlare si cura solo della sua libertà senza pensare alle reazioni che suscita nell’altro. La solitudine di ragazzi, adolescenti e talora anche giovani che nella frenesia quotidiana non trovano facilmente chi li ascolti gratuitamente.
In questa complessa realtà, vi è una chiamata ad abitare questo mondo diffondendo vivendo relazioni autentiche, portatrici di solidarietà, accoglienza, fraternità, ascolto, capaci cambiare il passo: dalla cultura della prestazione e dello scarto, ormai dominante, alla cultura della cura, della custodia, che valorizza le differenze comprendendo la potenzialità di cui sono portatrici quando si riesce a farne sintesi.
Gesù nel Vangelo di oggi, riferendosi a Giovanni Battista, ci provoca dicendo:
«Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto:
Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero,
davanti a te egli preparerà la tua via»
Se oggi il Signore si rivolgesse a me, a noi con questa domanda: Che cosa siete andati a vedere a Melzo?
Risponderei che sono andato a vedere, anzi spesso ho visto e vedo:
- Cristiani che desiderano rilanciare la verità delle relazioni, riconoscendo l’altro non come amico, perché l’amico lo scegli, ma come fratello in Cristo, perché egli è un dono di Dio che ti è posto accanto a priori, prima ancora di sapere se è bello o brutto, simpatico o antipatico, buono o cattivo. Egli è semplicemente quel tuo fratello, quella tua sorella, di cui contemplare la bellezza, portare insieme ad altri il peso delle sue fragilità, perdonare il suo peccato e camminare insieme nella reciproca disponibilità all’ascolto. Egli è colui per il quale Cristo ha dato la vita.
- Uomini e donne di buona volontà, onesti, che nella scelta politica hanno a cuore il bene comune, che non perdono tempo nel contestare l’operato della parte avversa, ma che sono capaci di far brillare il cuore presentando proposte che valorizzano le enormi potenzialità presenti nella nostra città, che convincono anche a fare sacrifici, che sanno affrontare il contraddittorio disarmando il linguaggio da ogni tipo di offesa, umiliazione e sopraffazione; che hanno maggiormente a cuore la dignità e il rispetto dell’avversario prima ancora che l’affermazione immediata del proprio progetto o il trionfo delle proprie idee.
- Cittadini che non pensano di abitare l’isola di utopia, al contrario sono ben consci delle necessità, delle difficoltà e dei problemi ancora irrisolti in questa città, ma che non ne fanno motivo di lamentazione nei confronti delle istituzioni politiche, militari o religiose, dei concittadini o addirittura di Dio, cercano invece di sostenersi a vicenda e di condividere le risorse (case, denaro, tempo, professionalità…) affinché ciascuno possa avere almeno il minimo per poter conservare la propria dignità.
- Innamorati che hanno il coraggio, dopo un attento discernimento di pronunciare un sì definitivo, aperto alla vita, da custodire giorno dopo giorno nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore.
- Genitori che hanno il coraggio di trovare dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro, la forza per ascoltare, discutere e decidere insieme ai figli. Il cui linguaggio sia “sì, sì e no, no,” esprimendo così pochi ma sicuri riferimenti per crescere. Madri e padri che non desiderano essere amici dei loro figli, ma che sanno sopportare il peso educativo di non essere compresi, quando propongono, stimolano ed incitano a vivere una vita che non cerchi solo la soddisfazione immediata, ma che costruisca una serenità duratura.
- Famiglie che non disprezzano la tecnologia, senza per questo rinunciare all’arduo compito di educarsi a non annidarsi nel mondo virtuale, ma a mantenere vive le relazioni di persona, nelle quali non puoi spegnere lo schermo se il discorso non ti interessa, non puoi oscurare la telecamera per dire una cosa quando il tuo viso e il tuo corpo tradiscono che ne pensi un’altra, dove non basta un like per dirti che ci tengo a te e che condivido una tua idea o un tuo stile.
- Persone che non tengono chiusa una casa vuota per evitare il rischio che venga danneggiata, che non restano paralizzate o indifferenti di fronte all’ingiustizia per paura di subire le conseguenze di un loro intervento.
Questo possiamo già vedere in alcuni nostri fratelli e sorelle e continueremo sempre di più a vedere a Melzo se perseveriamo nel rispondere alla chiamata ad essere autentici testimoni, profeti, uomini e donne che non si ripiegano su se stessi nell’attesa che, da chissà dove, arrivino tempi migliori, ma che già oggi coltivano uno sguardo aperto, un orizzonte lontano, hanno occhi per cogliere la drammaticità del mondo attuale e nello stesso tempo la forza per rimboccarsi le maniche e essere segno di una possibilità positiva di abitarlo, attraversarlo e quando possibile anche cambiarlo.
Rinovo infine la mia profonda gratitudine e stima per ognuno di voi e per quanti oggi non sono qui presenti ed abitano la nostra meravigliosa città. Su tutti invoco la benedizione del Signore perché il suo amore risplenda sui volti, nelle scelte e nelle azioni di ogni uomo e donna che percorrono quotidianamente le strade di questa città.

