Vacanzina ado a Firenze

Scritto il 30/12/2025
da Renato Del Monte


È facile guardare le cose, anche le cose belle, anche le cose preziose, anche le cose famose e celebrate con inconsapevole atteggiamento consumistico: si riempie il telefono di foto da mostrare agli amici mentre il nostro cuore resta immutato, in fondo indifferente. È questa aridità che abbiamo cercato di irrigare andando a Firenze con un gruppo di adolescenti della nostra città il 27 e il 28 dicembre scorsi. Non abbiamo seguito i percorsi delle guide turistiche, ma abbiamo cercato di guardare dentro la bellezza estetica delle forme, delle architetture e delle sculture, per risentirne l’antica eco di profondità umana e significati.

Così, ad esempio, di fronte al Duomo ci siamo chiesti come mai alla base del campanile sia raffigurato il lavoro, nelle formelle esagonali che lo avvolgono sui quattro lati. Esse ci raccontano che nel medioevo il lavoro era vissuto in tutt’uno con la preghiera, come dedizione/collaborazione con Dio, per proseguire l’opera iniziata nei sei giorni della creazione. È proprio questo sguardo che ha riempito il lavoro di quegli uomini di libertà e creatività fino a farlo essere fattore fecondo di costruzione, cambiamento e bellezza nella vita personale e sociale. Le formelle del Duomo ci insegnano il modo di guardare il nostro lavoro, alla base di una vita nuova che possiamo ritrovare nelle nostre quotidianità.

Una delle altre tappe proposte è stata l’incontro con la vita e l’umanità vivace di Giorgio La Pira, oggi ricordato come il Sindaco Santo di Firenze. Abbiamo voluto conoscere la sua vita, pregare sulla sua tomba e leggere le parole con le quali ricorda la sua conversione insieme alla scoperta dell’unità della sua persona che da essa è scaturita:

«Non dimenticherò mai quella Pasqua 1924 in cui ricevetti il Signore: sentii nelle vene scorrere una vita così nuova, così forte, così gioiosa, che non potei che esclamare: io non ho più nulla, la mia vita è di  Cristo». «Una volta che si è convertita la nostra vita al dono divino, si apre in noi una straordinaria lucente prospettiva, (...) non si può vivere come prima. È conseguenza ineluttabile che se l'adesione è verace tutte le prospettive umane si mutino e si colorino di divino».

Anche noi siamo tornati con la speranza che le nostre prospettive si mutino; si colorino un po’ di forme nuove di sguardo, pensiero e azioni; di quella forza e gioiosità di vita che è il cristianesimo.




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