Di seguito gli appunti dell'incontro tenutosi venerdì 27 marzo 2026 presso il Centro Interparrocchiale
1. Premessa: È bello che tu sia qui!
Anzitutto: “È bello che tu sia qui!”. L’ho detto ai ragazzi, ma anche a voi stasera. È bello che ciascuno di loro desideri fare l’animatore, significa che riconosce qui qualcosa di buono. È bello che voi siate qui ed è bello che desideriate che i vostri figli possano vivere questa esperienza e impegnare così la propria estate.
A cosa stanno chiedendo di prendere parte? C’è un brano di Vangelo che mi pare inquadrare bene la questione, il brano scelto dall’Arcivescovo come riferimento per l’anno pastorale: «Gesù chiamò a sé i dodici apostoli e disse loro: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”» (Mc 10, 42-44).
Quel che diremo stasera si può riassumere con tre parole-chiave che ho lasciato ai ragazzi: popolo – servizio – Gesù. A voi genitori proverò a declinare la proposta in maniera differente, ma quelle parole rimangono in ogni caso come traccia sottostante.
2. L’Oratorio Estivo nel contesto attuale: finalità e incidenza
2.1. Un’occasione straordinaria
La proposta dell’Oratorio Estivo è un’occasione straordinaria per la Comunità cristiana e per tutta la società. È il momento, infatti, in cui dai bambini agli adulti – tutti, compresi ragazzi, adolescenti e giovani – vivono insieme le proprie giornate relazionandosi tra loro come un unico popolo fatto di persone con caratteristiche e doni differenti, imparando ad accogliersi e a rispettarsi con la forza della Parola e della Presenza di Gesù di Nazaret.
2.2. Un luogo decisivo per costruire
Nella realtà così frammentata di oggi, la proposta dell’Oratorio Estivo (ma l’esperienza dell’Oratorio in generale) appare come un luogo decisivo per la costruzione di una vita buona nella nostra Città e della crescita umana integrale dei nostri fanciulli, ragazzi e adolescenti, come il Vangelo propone.
2.3. Un invito aperto a tutti
Nonostante la forma dell’animazione sia stata ripresa negli ultimi anni da numerosi campi estivi “laici”, rimane un evento unico nel suo genere, laboratorio di intergenerazionalità, di servizio, di accoglienza e di rispetto reciproco. Non si tratta, però, di trasmettere dei “valori” modellati sul Vangelo, ma di invitare chi partecipa a conoscere Gesù Cristo e a far parte della Comunità cristiana, parte di quella Chiesa universale che è diffusa in tutto il mondo e che è pronta ad accogliere ciascuno, sempre e ovunque. Invitati, invitiamo!
2.4. Un’esperienza integrale
È un’“esperienza integrale” che, con le diverse proposte – animazioni, giochi, gite, laboratori, incontri, preghiere, ecc. –, suggerisce al cuore di mettersi in uno stato di “mobilitazione permanente”, così che i fanciulli – e anche i più grandi – possano gustare la vita in pienezza, lì dove accade, nelle circostanze e nelle relazioni che ciascuno è chiamato a vivere.
Tutto quanto detto, vale in modo particolare per gli adolescenti, fascia d’età altrimenti dispersa o chiusa in casa (che sono due timori che colpiscono, ragionevolmente, i genitori), a cui viene proposta un’esperienza formativa e educativa sotto tanti punti di vista che promuove la loro crescita umana.
3. Per gli adolescenti: un’esperienza formativa ed educativa
3.1. Responsabilità
È esperienza di responsabilità: prendersi un impegno, arrivare a un orario, organizzarsi, essere presenti, partecipare alle proposte. Non sono piccole cose per un ragazzo delle superiori – in un mondo in cui siamo abituati a evitare ai ragazzi la fatica.
3.2. Cura
È esperienza di cura: mi sono affidati dei piccoli di cui prendermi cura e quindi sono chiamato a giocare tutte le mie competenze relazionali (p. es.: devo sapere come fare quando bisogna far rispettare una regola – quindi significa che devo rispettarle io per primo –; devo imparare come parlare davanti ai bambini – cioè inizio io non dire le parolacce –), ad educarmi ad essere d’esempio (pur con i miei limiti – che, tra l’altro, ho l’occasione di scoprire e intuire come luogo di apertura all’infinito, a qualcosa che compia la mia finitezza) rendendomi conto che lo sport preferito dei bambini è “guardare i più grandi”.
3.3. Apertura all’Infinito
È esperienza di scoperta nel finito dell’apertura all’Infinito: «Gesù e i suoi discepoli giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: “Di che cosa stavate discutendo per la strada?”. Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: “Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti”. E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”» (Mc 9,33-37). La preghiera, che fa da filo rosso delle giornate, è momento di scoperta e apertura all’Infinito, un’apertura che vogliamo perduri nella nostra giornata: c’è un Altro che si affaccia dentro le cose che viviamo. E in un contesto di gioco, di animazione, di divertimento, di meraviglia gli adolescenti possono scoprire l’amore di Dio per ciascuno di loro, di Dio che si presenta loro secondo la Sua creatività.
3.4. Servizio
È esperienza di servizio: servi gli uni degli altri per diventare «più grandi». Il servo è chi riconosce di non essere padrone e riconosce di avere un padrone, chi riconosce che la sua natura è obbedire (ob-audire = ascoltare chi e ciò ho davanti), chi non pretende, ma impara ad accogliere tutto in dono. A chi? A cosa? Obbedire alla realtà che ho davanti, anzitutto – perché la realtà non la invento –, ma anche obbedire a chi ho davanti (non solo a chi è responsabile, ma anzitutto a chi ha bisogno di essere servito: i bambini). Così riconosciamo anche che l’umanità non è regolata da rapporti di forza, ma di servizio reciproco. La radice del servizio è l’amore di Dio, di un Dio che si presenta e parla di sé come un servo. Dunque, è scuola di amore: per accorgersi di essere amati e imparare ad amare come ama Gesù che, risorto, dice a ciascuno di questi ragazzi: “Tu non sei solo! Io sono qui con te, al tuo fianco. Ti amo, ti sostengo, ho dato la mia vita per salvarti e liberarti dal male e dalla morte. Vieni con me!”.
3.5. Domandare e restituire
E a Dio domandiamo la forza di affrontare la giornata e restituiamo successi e fatiche dell’apostolato: «Il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. […] I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: “Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome”. Egli disse loro: “[…] Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli» (Lc 10,1-20).
3.6. Raccogliere e ridonare
Non è un semplicemente una “bella esperienza” a cui voglio partecipare, ma un luogo dove raccolgo il bene e lo ridono (in molti questa dinamica emerge con chiarezza: “Voglio restituire il bene che ho ricevuto da piccolo”). Il punto di partenza può essere spurio, non chiaro – ed è bello che decidano di intraprendere il percorso animatori –, ma la formazione e l’educazione servono affinché ciascuno si renda conto della bellezza che lo circonda e si educhi a rispondere alla chiamata all’essere, a gustare la vita, a venir fuori in tutta la propria bellezza, a rendere il mondo un posto migliore, che il Signore continua a rivolgerci in ogni circostanza e relazione (è, in fondo, la vocazione).
4. Verso gli adolescenti: una cura particolare
Credo emerga con evidenza che l’Oratorio Estivo è un momento di cura particolarmente significativo nei confronti degli adolescenti stessi. La preparazione/formazione, il fatto che possono fare anche tra di loro un’esperienza di amicizia e di relazione – che è importante per la loro vita, la presenza di responsabili (circa dieci tra giovani ed educatori professionisti) dedicati specificamente alla cura degli animatori, l’iniziare l’Oratorio Estivo per i bambini una settimana dopo, sono attenzioni di cura anzitutto nei confronti degli adolescenti.
Non sembra di vedere molte esperienze fatte in questo modo o tanti luoghi che favoriscono tutte queste dinamiche. Anche lo sport – esperienza bellissima e preziosa – e la scuola – esperienza decisiva –, diventano talvolta contesti in cui la prestazione fagocita ogni altra cosa – l’alternativa ben individuata da M. Benasayag (cfr. Funzionare o esistere?, Vita e Pensiero, Milano 20223) è domanda costante: funzionare o esistere? Non c’è alternativa, dice lui! –. In Oratorio la prestazione lascia il primato alla relazione e alla relazione di gratuità (che non è il non ricevere un compenso, ma educarsi a fare tutto senza una logica di scambio, senza una pretesa, ma solo perché si dona un amore/cura che si è ricevuto per primi – raccolgo e dono). Certo, ci sono dei compiti da portare a termine e dei comportamenti da avere, ma è un luogo in cui la relazione ha il primato (è interessante che ciò che la maggior parte degli adolescenti segnala come bella e da ricordare dell’Oratorio Estivo – e la ragione per cui attendono l’estate – sia la relazione che si instaura con i bambini e con gli altri coetanei durante questo periodo in oratorio), dunque tutto è fatto per favorire relazioni buone, per vivere ed educarsi a una vita buona.
5. Requisiti del percorso: come prepararsi all’Oratorio Estivo
5.1. Condivisione dell’ideale e disponibilità a fare il percorso
Serve che sia condiviso l’orizzonte e che si intuiscano come buone e desiderabili per sé le prospettive di fondo dell’Oratorio Estivo. È necessaria la disponibilità a percorrere questa strada. Non solo a voler fare l’Oratorio Estivo, ma anche a imparare come si fa l’animatore, a formarsi in modo adeguato per poterlo fare.
5.2. Partecipazione a tutti gli incontri
È un’esperienza di responsabilità, perciò riteniamo sia bene avere in oratorio dei ragazzi che abbiano fatto un certo percorso, soprattutto per chi non frequenta durante l’anno (l’Oratorio è un’esperienza più ampia e non una parentesi soltanto) e non ha l’occasione di costruire una familiarità tra noi e con questi temi. Di qui la necessità dell’obbligo di partecipazione a tutti gli incontri programmati.
5.3. Imparare uno stile
C’è bisogno che si impari anche uno stile, il crescere insieme nella fede che già alcuni stanno sperimentando attraverso la vita della Comunità cristiana (es. S. Messa la domenica, incontri del venerdì, aula studio, ecc.). Per questa ragione non potremo accogliere tutte le richieste, ma accoglieremo ogni settimana le richieste dei ragazzi in proporzione a quanti frequentano durante l’anno.
6. Struttura del percorso
- Sabato 21 marzo ore 17:30-19:00 Presentazione del percorso animatori agli adolescenti e avvio delle iscrizioni
- Venerdì 27 marzo ore 21:00-22:30 Presentazione del percorso animatori ai genitori degli adolescenti
- Sabato 11 aprile ore 17:30-19:00 Le situazioni dell’Oratorio estivo
- Sabato 25 aprile ore 17:30-19:00 Role playing
- Sabato 9 maggio ore 17:30-19:00 Perché desideriamo fare gli animatori?
- Sabato 30 maggio ore 17:30-19:00 L’Oratorio Estivo 2026 – note per animatori
- Lunedì 8 giugno ore 17:00-18:30 Note legali e avvio organizzazione
- Martedì 9 giugno ore 10:00-16:00 Role playing per fasce d’età e organizzazione
- Mercoledì 10 giugno ore 10:00-16:00 Attenzioni educative generali e organizzazione
- Giovedì 11 giugno ore 10:00-16:00 Incontro su attenzioni sanitarie e organizzazione
- Venerdì 12 giugno ore 10:00-16:00 Incontro sulle relazioni e organizzazione
- Domenica 14 giugno ore 11:00 S. Messa con mandato animatori
7. Durante l’Oratorio estivo: date e orari
È la proposta di un lavoro (dove lavoro non è qualcosa che faccio retribuito, ma lavoro è tutto ciò che opero e che costruisce il mondo), e si richiede un certo tipo di impegno. Ovviamente, lo diremo anche ai ragazzi, se c’è qualcuno che non riesce a reggerlo perché si accorge che è troppo faticoso, allora c’è la possibilità di venire solo al mattino o solo al pomeriggio. È più importante che loro scelgano di prendersi un impegno e lo tengano, piuttosto che scelgano di fare tutto e farlo magari male (o esaurendosi!).
Voi genitori tenete monitorato questo aspetto, oltre alla loro fedeltà all’impegno, con la possibilità di venire a parlare con me, o meglio ancora, che i ragazzi stessi ne parlino con me o con i responsabili. Intuite che anche questa è una questione educativa che chiede loro di farsi una domanda, darsi una risposta e guardarsi un momento dentro per capire che tipo di impegno può reggere. È presa di coscienza di sé, per niente banale.


