Esercizi spirituali per i giovani - 1ª serata

Scritto il 01/12/2025
da Segreteria Giovani


1ª serata degli esercizi spirituali per i giovani della zona VI
presso l'abbazia di Viboldone, predicati dal Vicario Episcopale di Zona don Marco Bove

At 1, 1-14: “Sarete battezzati in Spirito Santo… Verrà allo stesso modo”


QUI il video della lettura del brano e della predicazione di don Marco Bove.

 


Predicazione di don Marco Bove - appunti (non rivisti)

Disponiamoci a questi giorni con questa domanda: che cosa hai da dire a me, Signore, oggi? Con tutte le domande che ho e con le cose che sto vivendo. Il rischio è che sennò le cose ci passano sopra la testa senza toccarci.

In questo senso, gli atti degli apostoli ci raccontano come il Vangelo è stato annunciato nei primi momenti del cristianesimo. E questa parola che è stata annunciata giunge a me, stasera, per parlare a me.

Il cristiano è uno che vive nell’attesa del Signore, in tensione verso il Signore. Lo diciamo sempre durante la Messa, dopo la consacrazione. Noi viviamo e dovremmo vivere nell’attesa del Signore. Non solo alla fine della storia, ma anche in questo nostro tempo personale.

Chi scrive è l’evangelista Luca, che “immagina” Vangelo e Atti in due volumi di un unico racconto. Ci dice che questo “progetto editoriale” ha al centro Gesù, Parola vivente. E a Gerusalemme non è finito tutto, ma è iniziato un nuovo tratto del cammino di Gesù. La corsa della Parola non è finita!

Il destinatario, Teofilo (= colui che ama Dio), fa sentire anche noi destinatari di questa parola: Luca scrive anche a noi, e allora possiamo scoprire che quello che Luca dice arriva anche a noi e, attraverso di noi, anche ad altri.

​Cosa è successo nella fase iniziale? Gesù sì è mostrato vivo. Il Risorto si fa riconoscere, parlando di tutte le cose del regno di Dio. E ordina di non allontanarsi da Gerusalemme. È a tavola con loro e promette lo Spirito Santo, dono non fine a sé stesso - alla radice, all’origine del nostro cammino c’è il nostro Battesimo, rinnovato poi dalla Cresima -: “Di me sarete testimoni”. Il dono dello Spirito ci dà la forza di accogliere l’invito di Gesù ad essere suoi testimoni fino agli estremi confini della terra. C’è una testimonianza che nasce dall’incontro con Gesù e dall’essere a tavola con Lui: la nostra vita è chiamata a testimoniare il Signore Gesù. La testimonianza è qualcosa che possiamo dare con la nostra vita. Di chi parla la nostra vita?

“Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi”. La testimonianza non è affare facile. Ci sfida e ci fa mettere la faccia, ci mette in gioco. Forza che significa anche coraggio, luce interiore, capacità di discernimento.

“Signore è questo il tempo in cui ricostruirai il regno per Israele?”. Non capiscono bene di cosa sta parlando Gesù, che parla del regno di Dio, che non è la stessa cosa del regno di Israele. Cosa hanno in mente i discepoli? Hanno in mente il tempo dei grandi re (Davide, Salomone). Ci aspettavamo che Gesù rimettesse a posto le cose… “noi speravamo che fosse Lui…”. Cioè ci aspettavamo un’altra cosa, ma non è andata così! Davanti al Risorto non hanno ancora capito di cosa si tratta. È come se ci fosse sempre uno scarto tra le nostre aspettative e quello che Dio realizza. Dio non realizza le nostre aspettative, ma compie la Sua promessa! Mettersi in ascolto ci evita di farci “dei film”: verso dove ci stai conducendo? Che cosa ci stai indicando? Altrimenti aspetteremo quello che abbiamo in testa noi. Signore quali promesse hai realizzato nella mia vita?

E Gesù si stacca dai Suoi. “Perché state a guardare il cielo? Tornerà allo stesso modo in cui è salito al cielo”. Abbiamo bisogno di riconoscere ogni giorno da che parte il Signore ci viene incontro. Viviamo nell’attesa della Sua venuta e abbiamo bisogno di riconoscere la Sua presenza ora, nel nostro camminoMa noi da che parte stiamo guardando? Da che parte ci aspettiamo che il Signore ci venga incontro? Da che parte pensate di poter vedere e riconoscere la presenza di Gesù nella vostra vita?

“Ritornarono a Gerusalemme nella stanza al piano superiore”. È il luogo dell’ultima cena, della Pasqua, dove continuano a radunarsi? Nel luogo dove Gesù ha compiuto quei gesti che sono la consegna di Sé e l’invito a fare quei gesti nella Sua memoria. E poi i nomi: c’è la primitiva comunità apostolica: non sono più, 12, ma 11, perché anche nella comunità dei primi c’è qualcuno che non ce l’ha fatta. E ciascuno di noi deve fare i conti con le proprie fragilità. E ci sono Maria e alcune donne. Ed “erano perseveranti e concordi nella preghiera”: la Chiesa riunita ha al centro la memoria di Gesù e la dimensione della vita spirituale, della preghiera, apre il cuore ad accogliere il dono dello Spirito. Qual è la mia esperienza di Chiesa? Dove e come anche io riconosco che questa comunità è lo spazio in cui anche io posso fare il mio cammino di fede?



Traccia della meditazione

Premesse: 1) Gli esercizi Spirituali. Una sfida con la Parola; 2) Quale porzione di Parola di Dio? Gli Atti degli Apostoli, la prima storia del cristianesimo

  1. Da Gesù agli apostoli= nasce la comunità

«In tanti modi, in questa pagina di apertura, si viene a sottolineare il legame tra Gesù Risorto e la chiesa. È Gesù che sceglie gli apostoli perché siano testimoni oculari dei suoi eventi e a essi si mostra perché siano testimoni credibili della sua risurrezione. È lui che li istruisce circa il Regno di Dio e le cose che lo riguardano. 

Questo quadro, che delinea lo stretto legame tra Cristo e la Chiesa, aiuta i credenti a prendere coscienza dell’esperienza ecclesiale. Il Signore risorto, la cui presenza non è più visibile, continua ad essere visibilmente presente e operante in forma storica e comunitaria attraverso la chiesa che è il suo corpo. In essa e per mezzo di essa, in forza dello Spirito che le è stato promesso e donato, rimane viva ed attuale la parola di Cristo e vengono celebrati i segni della salvezza da lui realizzata e offerta. Per quanti limiti possa presentare la dimensione umana, l’esperienza ecclesiale rimane nella storia come il sacramento della presenza e dell’azione del Signore risorto e il luogo dell’incontro con lui. Una tale coscienza deve alimentare nei credenti la gioia dell’appartenenza e la riconoscenza per il dono di poter fare nella comunità cristiana l’esperienza di Cristo in forma visibile e storica» (A. Barbi). 

  1. Dentro una promessa che allarga il cuore: l’ultima parola del Risorto Gesù (At 1,7-8)

Niente calcoli apocalittici sulla fine del mondo ma la promessa di un Dono capace di infondere forza a ciascuno così da essere in grado di dare testimonianza a Cristo (alla sua risurrezione, alla sua vita, con la parola e con la vita). L’orizzonte che si spalanca è immenso: fino ai confini della terra 

  1. La prima scena comunitaria: come si attende lo Spirito?

Si tratta di una scena importante perché ci offre una prima immagine di quello che resta dei discepoli di Gesù dopo il vaglio della sua passione, morte e risurrezione.

Importante è il luogo dove si trovano. La stanza al piano superiore: lì avevano consumato con Lui l’ultima cena (Lc 22,12). Ci dice – da subito – l’importanza della casa

Vi sono poi i nomi: continuità e novità. Manca chi ha tradito ma c’è anche arricchimento: l’elemento femminile. Soprattutto la Madre.

Infine, il loro modo di stare insieme. Erano perseveranti, con un solo intento, nella preghiera.

Con un solo intento. Luca vi scorge quello che possiamo considerare la forza interiore di una comunità, quello che ogni comunione deve ricercare sopra ogni altra cosa, nell’intento di comporre le inevitabili diversità e conflitti. Cos’è che bisognerà coltivare nella comunità? Non l’uniformità, non una condotta esteriore ma la condivisione di un medesimo animo-intento che significa poi coltivare sentimenti comuni, una ragione di vita comune (S. Chialà)


Domande

  • Come vivo il mio legame con la Chiesa? Cosa, concretamente, nella mia esperienza di Chiesa è stato decisivo per incontrare il Signore? Quali gli ostacoli, nella mia esperienza di Chiesa, mi hanno demoralizzato nel credere in Gesù?
  • Quali penso che siano le promesse che Dio fa alla mia vita?
  • Come e cosa attendo nel mio stare dentro la Chiesa, e quindi l’oratorio e la parrocchia? Cosa mi aspetto di trovare? 
  • Quando dici Chiesa quanto ti senti ospite e quanto ti senti a casa?
  • Quando preghi nella Chiesa pensi solo alla tua intenzione o anche quella della comunità con la quale stai pregando?
  • Cosa fa la differenza nelle tue relazioni: solo la simpatia e l’affinità, o anche il fatto che entrambi apparteniamo alla stessa comunità?

Actio

Pensa al mese di novembre ed elenca tutti gli eventi di Chiesa che hai vissuto (Messa domenica, pellegrinaggio, adorazione comunitaria, catechesi, …).