Esercizi spirituali per i giovani - 2ª serata

Scritto il 02/12/2025
da Segreteria Giovani


2ª serata degli esercizi spirituali per i giovani della zona VI
presso l'abbazia di Viboldone, predicati dal Vicario Episcopale di Zona don Marco Bove

At 2,42-47: “Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme”


QUI il video della lettura del brano e della predicazione di don Marco Bove.


Predicazione di don Marco Bove - appunti (non rivisti)

Un secondo passo del nostro cammino. La sfida è mettersi in ascolto. Quello che apre il cuore all’ascolto e percepire che c’è Uno che sta parlando a me. Il Signore ha una parola per me anche questa sera.

Questo testo ci riporta al cammino della Chiesa delle origini e Gesù, Parola del Padre, continua il cammino con noi. È un testo come un sommario che mette in evidenza gli elementi chiave. È come se Luca volesse descrivere una situazione, quella della Chiesa delle origini, che sembra troppo bello per essere vero. Ma non è idealizzazione (cioè lontananza dalla realtà), ma è ideale, ciò verso cui siamo incamminati.

 

“Erano perseveranti nell’insegnamento degli Apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere”. Come lo troviamo anche noi nel nostro cammino di fede? Sono i quattro pilastri su cui la comunità si è costituita e si è messa in cammino.

1.     L’insegnamento degli apostoli è l’insegnamento di Gesù. Fare riferimento alle parole essenziali della nostra fede è chiedersi cosa ci ha insegnato Gesù. Il fondamento è il Vangelo di cui noi ci facciamo ascoltatori. Questo insegnamento deve essere tradotto nelle questioni che fin dall’origine si sono dovute affrontare. Cosa vuol dire mettere in pratica l’insegnamento di Gesù rispetto a quello che sta succedendo adesso? Il Vangelo non ha bisogno di essere aggiornato, ma di essere incarnato. E custodi di questo sono gli apostoli e i loro successori, i vescovi, il Papa, una enciclica, un concilio. Quanto l’insegnamento degli apostoli di oggi mi sta accompagnando? C’è una lettura enciclica, un angelus del Papa, ecc. quanto mi metto a leggerlo, quanto è di riferimento per me?

2.     La comunione. “Tutti i credenti stavano insieme ed avevano ogni cosa in comune”. C’erano forme di condivisione e c’erano momenti vissuti insieme, così come facciamo noi oggi: non è semplicemente trascorrere del tempo insieme. E c’era una condivisione dei beni: è la capacità di “dividere con”. Cosa mi fa sentire in comunione con i miei amici e con quelli con cui condivido la fede? Che cosa ho da condividere? Ciò che crea comunione è anche la forza di tirar fuori qualcosa di mio e condividerlo. Qual è la comunione che desidero e che talvolta fatico a trovare? Luca ha in mente l’ideale dell’amicizia tipico del mondo greco. Qual è il modo di vivere le nostre amicizie?

3.     Lo spezzare il pane. “Lo riconobbero nello spezzare il pane” (Lc 24). Gesù aveva spezzato il pane e detto “questo sono io”. La comunità cristiana ripeteva il gesto di Gesù, è quello che facciamo anche noi, è l’Eucaristia. Ciò che ci fa stare insieme è l’Eucaristia: intorno al pane spezzato troviamo la possibilità di costruire la comunione al di là delle simpatie, e di questo pane abbiamo bisogno. Ci ricorda che non bastiamo a noi stessi. Questo pane è il segreto della Chiesa delle origini. Che cosa ci tiene insieme? Cosa vuol dire essere in comunione con tanti altri?

All’inizio è come se avessero due punti di riferimento: il tempio, dove pregavano come avevano sempre fatto, e spezzavano il pane, dove continuavano a vivere la loro esperienza di fede in Gesù il Messia. “Prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore”. E poi vivevano il momento dell’Eucaristia (non era tutto idilliaco, tanto che in 1Cor 11, Paolo si arrabbia perché quel momento diventa un disastro). La comunione diventava condivisione. È come se Luca ci dicesse che le condizioni per essere in comunione non è solo condividere lo sperzzare il pane, ma anche condividere altro nella vita. La comunione tra noi è anche la condizione per stare intorno alla mensa del Signore. Che posto ha la comunione nella mia vita? E la Messa domenicale? Intorno alla mensa del Signore nasce una comunione più profonda che nasce dalla chiamata del Signore ad essere suoi discepoli.

4.     La dimensione della preghiera faceva parte della struttura dell’esperienza credente. “Insegnaci a pregare”. Che ne è della tua vita spirituale? Che posto ha la preghiera nella tua vita? Che spazio dai alla preghiera nelle tue giornate? Come va l’adorazione di queste sere? Curare la nostra preghiera, ritornare a pregare è qualcosa di importante. Dire le preghiere e la dimensione della preghiera stanno insieme ma sono anche due cose diverse. Come preghi? Quando preghi? Cosa ti lascia la preghiera?

Questi pilastri hanno una costante: erano perseveranti. Perseveranza vuol dire che io continuo e non mollo, rinnovo la decisione di pregare, di andare a Messa, di condividere, di vivere la comunione. Perché la stanchezza fa parte di tutti. Ma in che modo io cerco di vivere i momenti di scoraggiamento e di stanchezza? Che ne è della perseveranza nella mia vita?

Era una comunità che lasciava il segno: c’è una forte attrazione. La testimonianza attira, convince. Che cosa del nostro modo di essere può attirare e rendere bello e e affascinante il nostro modo di essere Chiesa? Qualcuno si può sentire attirato? “Con letizia e semplicità di cuore”, gente che vedi che è contenta! Perché a qualcuno dovrebbe venir voglia di seguire la nostra comunità cristiana, giovanile, ecc. perché? Ma che cosa ci ha attirato e ancora ci attira del nostro cammino di fede?

Nessun altro si può mettere in dialogo con il Signore se non tu personalmente. Insieme. Ma tu.



Traccia della meditazione

Due premesse 1. È il sommario più celebre degli Atti e spesso viene letto in modo autonomo, staccato dal suo contesto. In realtà molto stretto è il legame con l’avvenimento della Pentecoste. Ciò significa che l’opera dello Spirito Santo continua in coloro che, mediante il loro battesimo, sono entrati a far parte della comunità; 2. Gli Atti – soprattutto in pagine come queste – sono un misto di storia e di sogno: è la comunità in cui Luca vede e descrive i germi del Regno (e questa è storia)ma anche la comunità che egli sogna (che lo Spirito gli fa sognare)

  1. Che cosa nutre la vita comunitaria? Le quattro colonne ideali (At 2,42)

 

  1. La perseveranza nell’insegnamento degli apostoli

 Gli Apostoli appaiono come la memoria dell’Origine. Il termine ‘insegnamento’ sta ad indicare che ci troviamo di fronte a un ascolto ripetuto, approfondito, sistematicocontinuato. La frammentarietà non porta a nulla. → E notiamo come l’ascolto della Parola sia messo al primo posto.

  1. La perseveranza nella comunione

Lc si è ispirato all’ideale greco dell’amicizia per parlare della comunione vissuta dai cristiani delle origini. Nella prospettiva di Luca, però, è chiaro che non è in forza di un legame semplicemente amicale che si vive la comunione. Soggetti di questa vita di comunione sono quelli venuti alla fede e permangono in essa → v. 44: tutti i credenti. È dunque la comune partecipazione all’unica fede che permette di essere un cuor solo e un’anima sola (4,32), di intessere, cioè, relazioni significative e di attuare una profonda comunione di spirito.

Queste relazioni autentiche, stabilite in forza della fede, non sono tali se non sfociano in una solidarietà nell’uso dei beni. Si richiede di mettere a disposizione dell’altro ciò che si ha in spirito di liberalità, di gratuità e di solidarietà: non c’è amicizia e relazione profonda se non ci apre a mettere a disposizione della vita dell’altro anche i beni che ci appartengono.

  1. La perseveranza nello spezzare il pane (lett. nella frazione del pane)

È assodato che l’espressione frazione del pane ha per Lc un significato eucaristico. Importanza e significato di questo gesto vengono illuminati dall’episodio di Emmaus (Lc 24,13s). Luca segnala il clima di questi pasti: letizia. Come nel Magnificat: «il mio spirito si allieta in Dio mio salvatore». Lì la letizia è motivata dall’intervento salvifico definitivo di Dio. Nell’eucaristia e nei pasti comunitari i primi credenti sperimentano l’azione del Signore che salva. Semplicità di cuore: allusione (forse) allo svolgimento armonioso e senza dissidi di questi momenti comunitari (diverso dalla 1Cor 11…)

  1. La perseveranza nelle preghiere

Il libro degli Atti presenta varie preghiere in varie circostanze: per prepararsi a ricevere il dono dello Spirito (At 1,14); per scoprire la volontà di Dio (1,24s.), per rileggere la propria vicenda alla luce della storia della salvezza e chiedere coraggio per l’annuncio (At 4), per morire con fiducia (At 7), ecc. «sembra che quanto più la comunità cristiana si trova di fronte a momenti e scelte impegnative e quanto più immersa nelle faticose vicende storiche, tanto più la sua preghiera si facci intensa e frequente» (A. Barbi)

  1. Una vita che affascina chi ci guarda

«Il testo ha mostrato che la fedeltà alle quattro esperienze fondanti, che configurano una vita di comunione, dona alla comunità cristiana una grande forza di attrazione e di testimonianza: la comunità dà testimonianza al Signore prima di tutto con la qualità della propria vita comunionale. → Quando, perciò, ci si interroga sulla scarsa incisività di una comunità cristiana rispetto all’ambiente esterno, prima ancora di impegnarsi a moltiplicare le strategie operative o le iniziative nuove che mirano a togliere la comunità dal rischio di un sofferto isolamento, occorre tornare a chiedersi che qualità di vita questa comunità lascia trasparire» (A. Barbi)



Domande

  • Nella mia concreta esperienza di Chiesa: cosa alimenta e dà nuovo slancio alla mia vita? Cosa invece inquina questo slancio? 
  • Il mio credere in Dio è affascinante per chi incontro? Cosa mi fa dire di sì e cosa mi fa dire di no?
  • Quale nelle quattro colonne sento che il Signore mi sta chiedendo di fare un passo? 


Actio

Riprendi la lista fatta ieri e parlane con una figura di riferimento: prete, suora, educatore…