«Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo, cari fratelli e sorelle, apriamoci alla pace! ACCOGLIAMOLA e RICONOSCIAMOLA, piuttosto che considerarla lontana e impossibile.
LA PACE è una PRESENZA e UN CAMMINO!
Custodiamola senza dimenticare i nomi e le storie di chi ce l’ha consegnata.
È IL DONO CHE CONSENTE DI NON DIMENTICARE IL BENE DI RICONOSCERLO VINCITORE, DI SCEGLIERLO ANCORA INSIEME.
Sconcerta i nostri cuori la necessità per garantire la pace di una via non violenta, non solo fisicamente, ma anche verbalmente…
“Rimetti la spada nel fodero…»[1] [parole di Gesù a Pietro
“Amico, con un bacio tradisci il figlio dell’uomo…” parole di Gesù a Giuda.]
Chi ama la pace ama anche in nemici della pace[2].
Un fulgido esempio venne da padre Pino Puglisi che non oppose mai alla logica mafiosa la violenza né fisica né verbale quanto piuttosto cercò di costruire attraverso il dialogo una cultura che promuovesse realmente l’uomo senza renderlo schiavo dei favori ricevuti… e invitò sempre i mafiosi ad una conversione perché anch’essi amati dal creatore.
Vi sono anche gli esempi di Rosario Livatino, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e solo per citare i nomi più conosciuti che aprono la strada alla cultura della pace nella ricerca della giustizia e della verità...
Occorre liberarsi dall’inganno della violenza che promette di raggiungere l’obiettivo in direttissima, ma che reca con sé strascichi e ferite difficilmente sanabili.
Se vogliamo lodare la pace, abbracciarla, “andiamo in cerca di idee giuste, soppesiamo le nostre frasi, apriamoci al dialogo che già nel suo etimo esclude ogni prevaricazione dia (=attraverso, tra) logos (= paola, discorso).
Strumento della pace è preferire il dialogo al monologo…
Oggi costruire la pace chiede di essere oltremodo intelligenti, di saper cioè leggere dentro le proprie azioni. Gli strumenti moderni permettono offendere in differita (social media, in piccolo, missili e droni su larga scala…) così che mentre uccidiamo verbalmente o fisicamente non vediamo neanche più il volto e la sofferenza di chi patisce le conseguenze delle nostra azioni riducendo le persone a un mero numero e le morti a necessario effetto collaterale.
La pace cerca un volto quello di un fratello, di una sorella, la guerra astrae il volto con la scusa di tutelare un’idea (magari anche giusta) e con la conseguenza che offendere ed uccidere diventa più facile.
La pace è coltivata da buone abitudini che la evocano continuamente e da una lucidità, per cui si è sempre presenti e consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni.
La leggerezza di giudizio da parte dell’opinione pubblica, degli adulti e a volte persino degli educatori di fronte all’utilizzo, da parte dei giovani e a spesso anche dei professionisti, dell’alcool o delle droghe non aiuta certo a costruire la pace.
Manifestazioni come quella di oggi, non risolvono certo i problemi del mondo, ma stimolano a riflettere sul fatto che la pace, quella vera, quella che abita chi non teme di offrire la sua vita per tutelarla, dipende dalle scelte di ciascuno di noi, nella concretezza di ciò che la vita ci pone davanti.
Siate una benedizione per il fratello e per la sorella che vi stanno accanto…
Don Renato Fantoni


