Ripara la mia casa che cade in rovina
Vita di san Francesco d’Assisi; Sal 56 (57); Gal 6,14-18; Mt 11,25-30
1. Viene un momento in cui uno è stufo della Chiesa.
La Chiesa con le sue beghe interne, con i gruppi che si danno fastidio, con le idee e le dottrine che rivendicano di avere ragione, con l’elenco interminabile delle lamentele e delle critiche.
Viene un momento in cui l’apostolo zelante è esasperato dalle polemiche e opposizioni che trova nella comunità dei Galati e dice “adesso basta!”, d’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo (Gal 6,17).
Paolo ha sofferto molto a causa del suo ministero, per annunciare e difendere la verità di Gesù, crocifisso e risorto, unico salvatore di tutti. Per questo suo apostolato è stato imprigionato, percosso, preso a sassate, preso a bastonate, trattato come un delinquente per dire: Solo Gesù è salvatore. e adesso tra i cristiani di Galazia si diffonde la persuasione che Gesù sì, va bene, ma non basta: ci vuole anche la legge di Mosè, la circoncisione e tutto il resto. Basta, nessuno mi procuri fastidi!
Francesco ha cominciato con essere stufo di sé stesso e della vita benestante che conduceva e si mise a fare penitenza con tutta umiltà. Ma un giorno il Signore, il crocifisso di san Damiano, gli parlò e lo convinse che il Signore era stufo della sua Chiesa, bisognava metterci mano, stava crollando, Francesco, va’, ripara la mia casa che - come vedi- cade in rovina (FF 1038).
C’è da dire che molti oggi, a quanto pare, sono stufi della Chiesa: trovano noioso il suo insegnamento, le sue liturgie, trovano impraticabili i suoi comandamenti, trovano antipatici i richiami del Papa, dei vescovi, dei preti. Anche cristiani che frequentano la
comunità possono giungere al punto di essere stufi della Chiesa: non trovano quello che pretendono, sono scandalizzati del comportamento degli altri, fratelli, sorelle, preti.
2. Alcuni
Alcuni se ne vanno e fanno a meno della Chiesa e si dimenticano di tutto quello che hanno ricevuto, si dimenticano di tutto il catechismo che hanno frequentato.
Alcuni se ne vanno e continuano a criticare e, se possibile, contrastare la vita della Chiesa ostacolando le sue attività.
Alcuni continuano a frequentare qualche momento della vita delle comunità, ma criticano tutto il resto: “va bene l’oratorio, ma non fateci pregare troppo”; “va bene la caritas e tutto quello che si fa per i poveri; basta che non continuate a farci la
predica…”.
3. San Francesco
FF: [110] Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d'animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo. [111] E il Signore mi dette tale fede nelle chiese che io così semplicemente pregavo e dicevo: Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo Poi il Signore mi dette e mi dà una così grande fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa Romana, a motivo del loro ordine, che anche se mi facessero persecuzione, voglio ricorrere proprio a loro. E se io avessi tanta sapienza, quanta ne ebbe Salomone, e mi incontrassi in sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie in cui dimorano, non voglio predicare contro la loro volontà. [113] E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori. E non voglio considerare in loro il peccato, poiché in essi io riconosco il Figlio di Dio e sono miei signori. E faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio nient'altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue suo che essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri.
Nella Chiesa che deve essere aggiustata, riparata, ripulita Francesco comincia a fare penitenza, si converte: ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo (FF 110).
Comincia con il riconoscere che è urgente la sua conversione, fino a rompere i rapporti con il padre, per essere totalmente dedicato alla penitenza, alla preghiera, alla carità.
Più si fa piccolo, più si fa povero, più trova la gioia di entrare in comunione con il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. In lui infatti si compie la parola di Gesù: hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli (Mt 11,25) Il rapporto con la Chiesa è segnato dalla sua fede. Nella Chiesa c’è Gesù, quel Gesù che vuole adorare in tutte le chiese che sono nel mondo, nei preti riconosce il
Figlio di Dio, l’unico modo di incontrare Gesù è il suo santissimo corpo e il suo santissimo sangue.
4. La grazia di essere Chiesa
Celebriamo la grazia di essere Chiesa, di essere la dimora di Dio in mezzo agli uomini. Sentiamo la responsabilità di essere pietre vive e sante della comunità, perciò chiediamo la grazia della conversione.
Sentiamo la responsabilità di rendere più evidente la bellezza della Chiesa, rivelando quello che è più importante: attraverso la Chiesa è possibile, in un modo unico, incontrare Gesù, accogliere il suo invito e la sua promessa: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28).
Sentiamo la responsabilità di essere una comunità accogliente, lieta, disponibile a essere via aperta a tutti, accessibile a tutti, invitante per tutti, per giungere a Gesù e alla sua salvezza, anche se noi tutti siamo poveri peccatori.




