In cammino oltre Santiago

Scritto il 17/09/2026
da un giovane della C.P.


“Come è andato il Cammino? Avete fatto fatica?”, questa è la domanda che mi è stata rivolta più volte da quando sono tornata dal pellegrinaggio a Santiago e la risposta è un grandissimo sì, ho fatto fatica, molta, sia fisica che mentale… ma ringrazio che sia stato così.

Se fosse dipeso solo dalle nostre forze o dalla nostra voglia di camminare, già dopo il primo giorno avremmo rinunciato; molti probabilmente non avrebbero proseguito oltre i primi 10 km. Invece c’è stato qualcosa di più, qualcosa che è venuto fuori proprio mentre si camminava e si stava facendo fatica. In quel momento però trovavi qualcuno al tuo fianco, con cui camminare, con cui condividere quelle domande che ti porti dentro. Credo sia fondamentale sottolineare come il Cammino non sia stato la risposta definitiva a tutte le domande, altrimenti sarebbe stato troppo facile; ma quel pellegrinaggio è stata un’esperienza così autentica che ha permesso di riguardare le cose che capitavano con uno sguardo nuovo.

È vero, non tutto è andato secondo i piani (per farvi un esempio un giorno dopo 27 chilometri e 1 ora di pulmino ci siamo presentati in un ostello che a quanto pare non aveva mai ricevuto la nostra prenotazione…) ma il punto non era l’imprevisto - era anche quello -, ma era come si stava dentro quello che capitava. Mi ha colpito ciò che raccontava uno di noi durante l’assemblea conclusiva: nell’unico giorno in cui desiderava solo andare al mare a riposarsi, si è ritrovato ad accompagnare un amico in farmacia a tre chilometri e mezzo di distanza. «Io volevo andare al mare, ma il Signore mi ha chiesto di andare in farmacia. E sono stato contento così». Grazie alla rilettura di chi ci ha accompagnato e ha camminato al nostro fianco, ho capito che ciò che raccontava quel ragazzo non è stato un caso che poi si è rilevato anche abbastanza piacevole, ma è quel centuplo che spesso viene citato nel Vangelo, quel lasciar perdere i tuoi programmi per stare davanti a ciò che hai davanti, a chi hai davanti.

Molto spesso durante il Cammino mi è capitato di chiedermi il perché di tutti quei chilometri, di tutto quel caldo… d’altronde chi te lo fa fare di camminare per ore e ore a metà agosto, quasi in mezzo al nulla, con uno zaino che inspiegabilmente ogni giorno sembra pesare sempre di più? A un certo punto non era più solo un cammino verso Santiago di Compostela, verso la Cattedrale dove avremmo assistito al rito del Botafumeiro il 15 agosto (che neanche siamo riusciti a vedere per la troppa coda): la domanda era diventata, come diceva uno di noi, “verso Chi sto facendo il cammino? Verso Chi San Giacomo ha camminato”. E forse è per quel “verso Chi?” che l’emozione provata non appena arrivati era qualcosa che non ha tolto la stanchezza o il mal di piedi, ma ha dato il senso a tutto quello sforzo.

E poi c’è la compagnia, quella compagnia di chi ti ritrovavi a fianco magari perché semplicemente andavate alla stessa velocità, magari perché si è fermata insieme a te per aspettarti mentre ti avventuravi tra i boschi spagnoli in cerca di un cespuglio abbastanza nascosto per poter andare in bagno… quella compagnia che magari cercavi o magari no, ma che ti è stata posta accanto e con cui hai potuto condividere non solo un pezzetto di strada, ma anche una parte di te.

Non abbiamo vissuto un’esperienza mistica accessibile solo noi fortunati che abbiamo fatto il Cammino, altrimenti questa sarebbe terminata esattamente 5 minuti dopo essere arrivati alla Cattedrale di Santiago e aver fatto la foto di gruppo ma, riprendendo la domanda fatta da don Davide “Quindi è possibile incontrare Cristo solo qui? Solo con questa esperienza?”, posso affermare che sì, Cristo l’ho incontrato durante quel cammino, nel volto dei miei amici, di don Renato, don Davide, don Paolo, suor Odile ecc., ma non si è concluso tutto lì, altrimenti sarebbe stata solo una parentesi estiva alla quale guarderemmo con nostalgia durante le giornate piovose di studio invernale. Quell’esperienza, quelle emozioni, quelle lacrime e quei sorrisi sono stati la scoperta di un metodo con cui guardare la realtà anche adesso che siamo tornati a casa.

Abbiamo detto “sì” a una proposta che ci è stata fatta, ci siamo fidati di qualcuno e siamo partiti. Ed ora che siamo tornati si tratta di guardare alla nostra vita di tutti i giorni con quello sguardo che abbiamo sperimentato durante il pellegrinaggio, non per un’idea o una regola da applicare, ma per la bellezza di un’esperienza vera che abbiamo vissuto, per la Presenza di Cristo che, come l’abbiamo sperimentata lungo il Cammino, continua ad accadere anche nel cammino qui a casa, anche negli impegni giornalieri, anche nella nostra quotidianità.